sabato 9 settembre 2017

Altri 10 film brutti che non avrei mai visto

"Tutta colpa di Netflix"

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The perfect man 

Ecco Hilary Duff alle prese con un'altra pellicola da adolescente incallita. Alla base di queste commedie c'è sempre una sedicenne dal rapporto conflittuale con la genitorialità, chissà come mai. Anche in questo caso, infatti, un padre assente, una madre rimasta incinta da adolescente, oggi alle prese con le stesse insicurezze e le stesse turbe di allora. A differenza di allora due figlie da mantenere e un lavoro al quale sarebbe carino non sputare in faccia. Invece no, perchè lei è sempre alla ricerca dell'uomo giusto e, ogni volta che questo non accade prende armi e bagagli e cambia città. Questo significa che negli ultimi 16 anni di Hilary Duff queste hanno cambiato casa due volte l'anno. E nessuno ha ancora chiamato i servizi sociali, roba da pazzi. 
Giunta a questo punto della sua vita decide di metterci una pezza: fabbricare per sua madre "l'uomo perfetto", che ovviamente non esiste... prende una foto da un lato, scrive una poesia dall'altro e conquista sua madre. Che detta così ha ovviamente un qualcosa di inquietante. Come pensa di risolvere nel momento in cui la madre vorrà giungere al sodo? La cosa ovviamente non ha modo di essere constatata dato che iniziano a verificarsi tutta quella serie di inevitabili contrattempi innescati a catena che faranno culminare la storia con un lieto fine. 
Ovviamente, non c'è neanche da dirlo, talmente impegnata a "creare" l'uomo perfetto per sua madre che per poco non si lascia sfuggire il Suo "uomo perfetto" 

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Sexlist

Una Tizia, premio nobel per la scienza, legge su una nota rivista scientifica, Cosmopolitan, un articolo secondo il quale - dagli attentissimi studi di settore - è emerso che chi ha avuto più di 20 partner sessuali non troverà mai la propria dolce metà per la vita. Il genio di mette quindi a far di conto e, visto che la lista è piuttosto lunga, le ci vuole un po' di tempo. Giunta in fondo, cerca di trarre le somme e realizza che, avendo appena cacciato fuori di casa a pedate il ventesimo fortunato probabilmente resterà single a vita. Che poi, visto il dubbio gusto in fatto di uomini, è una cosa che seriamente le avrei augurato nella vita.
Eppure lei ci rimane male, convoca una riunione di sapienti d'emergenza e le fatto notare tutti che, effettivamente, ha affrontato la vita con un po' di leggerezza... ma di non farsi abbattere: l'uomo giusto arriverà da un momento all'altro. Ma quello che ha detto Cosmopolitan è legge, non c'è altra soluzione: quello giusto le è già passato per le mani, basta solo andare a recuperarli ad uno ad uno. In questa folle avventura coinvolgerà l'affascinate vicino di casa della quale, inutile tirare avanti un mistero noioso di questo tipo ancora a lungo, alla fine si innamorerà. Ma accetterà che sia proprio lui l'uomo del vissero insieme felici e contenti solo dopo che uno degli ex le ricorderà che, in realtà, tra di loro non è successo assolutamente nulla. Detto anche: il 20° è il vicino, quindi Cosmopolitan aveva ragione.

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Bride wars

Anne Hathaway e Kate Hudson sono migliori amiche da sempre, anche se in realtà una è bionda, alta, figa, di successo e sfacciatamente ricca... mentre l'altra.... diciamo che delle due è quella che si sottomette sempre un po'. Anne Hathaway riceve una proposta di matrimonio dal suo fidanzato storico e la migliore amica è gelosa, perchè il suo non sembra ancora intenzionato. Lo mette alle strette e finiscono per organizzare insieme il matrimonio, perchè è questo quello che Kate Hudson voleva e quello che Kate Hudson avrà. Ovviamente le due sognano il matrimonio perfetto da quando sono piccole e il matrimonio perfetto non può che celebrarsi nel posto perfetto, la location dei loro sogni. Ecco qua che spunta il contrattempo perfetto che da la svolta al film: le sale delle rispettive nozze finiscono per essere prenotate per lo stesso giorno. Una delle due dovrebbe rinunciare alla location... oppure potrebbero finire prendendosi per i capelli, tirandosi borsettate a rinfacciarsi ogni unghia spezzata del loro lungo rapporto di amicizia. Una si ritrova a spasso con i capelli blu, l'altra arancio-abbronzata come un Umpa Lumpa. Ovviamente le due faranno pace prima della fine... chi lo avrebbe mai detto?! Ma attenzione al colpo di scena, perchè una delle due alla fine non si sposerà per davvero.

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Baciati dalla sfortuna

Si  tratta certamente di un film trash, per questo motivo si trova senza appello in questa lista ma, tra i tanti che mi è capitato di vedere non è neanche il peggiore. E poi c'è Lindsay Lohan prima che cadesse nel vortice del bottox, dell'alcool, della droga, del bottox per uscire dalla droga e dell'alcool nuovamente per uscire dal bottox selvaggio. Insomma, c'è Lindsay Lohan ai bei tempi. La commedia è leggera ma divertente, un po' di situazioni paradossali e un lieto fine carino. Lui è Chris Pine che nella vita pare aver fatto un mucchio di cose ma di cui io non avevo mai sentito parlare: bel colpo!

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Un disastro di ragazza

Classica commedia romantica sul banalotto andante: due sfigati in amore ma profondamente diversi. Uno dei due, lei nello specifico, balza di fiore in fiore certa che cercare l'amore sia solo una grande fregatura dalla quale si esce sempre fregati, e questo è stato l'insegnamento paterno, lui uno che ha tanto sofferto per poi chiudersi a riccio ed avere difficoltà ad approcciare il proprio prossimo. Neanche a dirlo i due si incontreranno, si feriranno a vicenda, riusciranno a superarla e vivere insieme felici e contenti. Tutto ciò è piuttosto banale, zeppo di stereotipi e di scene già viste e riviste ma, soprattutto, c'è qualcosa nel personaggio di lei che mi da profondamente fastidio, qualcosa a pelle con l'attrice credo. E il bello è che non so chi sia, cosa abbia fatto nella vita prima di arrivare qua e via discorrendo.  

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Derailled

Ho seguito questo film sulla scia di Jennifer Aniston che mi piace sempre un sacco e per la quale tutti parteggiamo dai tempi del fattaccio con Bred Pitt. Anche in questo caso non se la cava male ed il film è diabolico. Parte come una commedia romantica con risvolto drammatico si rivela essere un thriller in piena regola dal finale inaspettato. Colpo di scena finale che giusto intorno a metà film avevo iniziato a sospettare cercando di scacciare il pensiero come "troppo folle per essere vero". No, è tutto vero!
A tratti un po' sempliciotto, ci sono situazioni che si risolvono fin troppo facilmente... ma vabbè.

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The truth about love

Jennifer Love Hewitt ha un serio problema nella vita: l'immedesimazione pesante con Melinda Gordon dalla quale purtroppo non riesce a discostarsi. E' così che anche in questo caso io mi sia domandata cosa diavolo ci facesse Melida senza Jim per tutto il tempo... e la storia è passata un po' in secondo piano. Anche perchè la storia è una boiata pazzesca e, a discapito del titolo, io non ho mica capito quale sia la verità sull'amore. 
Il suo personaggio ha del paranormale: è una ingenuotta mogliettina di provincia, felicemente sposata con il suo caro maritino... o questo forse è quello che crede lei. Nel tentativo di smuovere la vita sessuale della coppia, scopre che il marito è fin troppo ben attivo altrove. Non solo: realizza di una serie di amanti, di bugie che le ha sempre detto, oltre al dettaglio che di lei non ha neanche tutta questa particolare stima e rispetto. Per farlo, però, e qua viene il bello, costruisce un castello mai più finito di boiate e tresche oscure, inizia a messaggiare con il marito, a portare avanti con lui lunghe telefonate erotiche sotto mentite spoglie, da ingenuotta com'è non si domanda come mai il marito "ci stia" con questa facilità. E' eccitata dalla sua trasformazione, da timida e goffa infermiera a tutto quello che riesce ad essere guardandosi con altri occhi. Affitta pellicole a luci rosse e se le studia per capire come stupire il marito... è appagata dalla nuova sicurezza offertale dal proprio corpo e dall'effetto che questo ha sul marito, solo che questo non ha idea di avere a che fare con la moglie. Ed è questo che lo attira. Ovviamente prima della fine del film tutte le cose dell'uomo finiranno lanciate fuori dalla finestra come è giusto che sia.
Sullo sfondo della vicenda il migliore amico del marito segretamente innamorato della nostra protagonista. Vi devo dire come va a finire? 

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Le divorce

C'è Kate Hudson e questa è la nota positiva del film, per il resto c'è da dire che è un film francese, che è di una noia mortale e che in questo film sono riusciti a rovinare persino i capelli di Kate Hudson, partita con i suoi classici boccoloni biondi per rimediare, in corso d'opera un caschetto frangettato che non donerebbe davvero davvero a nessuno. 
Film francese ambientato in Francia, c'è da dire altro? 

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Il senso dell'amore

Tutti questi film che vorrebbero spiegarti, o almeno ti promettono di farlo da titolo, uno dei misteri più oscuri di tutti i tempi, mi lasciano sempre un po' perplessa. Perchè anche in questo caso il senso dell'amore non viene spiegato... a meno che il senso sia il fatto che niente abbia senso. Forse forse è giusta anche questa interpretazione. 
Da un lato una coppia sposata da un sacco di tempo, stabile, composta da due elementi di spicco nella società. Fratello 1 è infatti un agente di borsa, sempre vestito bene e vive nella metropoli. Fratello 2, invece, non ha mai trovato la sua strada, vive ancora in provincia con i suoi genitori, fa il taxista, e pare essere rimasto piuttosto scottato da una vicenda amorosa passata, finita molto male. Fratello 2, che ha sempre abituato tutti ai suoi colpi di testa, un bel giorno torna a casa e rivela a tutti di essersi sposato, all'improvviso, a Las Vegas, con una donna conosciuta due giorni prima. Folle. 
Poi c'è Cameron Diaz, che fa la donna di gran classe ma si è pagata gli studi facendo la spogliarellista. E' l'ex fidanzata di Fratello 2, quella con la quale è finita male a suo tempo... ma è anche l'amante di Fratello 1, che finge di fare il santarellino e pretende di dare lezioni in fatto di matrimoni e affini ma invece... 
Il matrimonio di Fratello 1, ovviamente, fa schifo: all'apice dello schifo lascia la moglie per mettersi definitivamente con l'amante. Peccato che l'amante vedendo Fratello 2 mettere finalmente la testa a posto e portare avanti con serietà il suo matrimonio estemporaneo, decida di tornare sui suoi passi. Con Fratello 1 non ci vuole più stare e si offende pure quando Fratello 2 non molla tutto per tornare con lei. 
In sostanza l'unica cosa che abbia un senso qua è il matrimonio folle del Folle, quelli che pretendevano di essere normali non lo sono e anche i genitori (modello di eterna stabilità e amore per i due fratelli) finiscono maluccio quando la madre scappa con il Ferramenta... e si scopre essere sempre stata dal ferramenta ogni volta che negli ultimi anni (ed è veramente veramente spesso) ha detto di andare in chiesa. Tirate voi le somme perchè io sono confusa.

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Tutte pazze per Charlie

Rieccoci al dramma dell'eterno don Giovanni e di quella goffa traumatizzata dalle esperienze del passato. Una combo perfetta. A complicare il quadretto una maledizione pendente sulla testa dell'uomo: ogni donna del suo passato ha trovato l'uomo della sua vita subito dopo aver rotto con lui. Quindi: tutte le ex di lui si sono felicemente accasate, fuori dalla porta si ritrova la coda di quelle che vorrebbero stare con lui solo per mollarlo e andare incontro al destino ... e Jessica Alba della quale si innamora, forse per davvero, chi può dirlo, ma non la quale non vuole andare fino in fondo, giusto per evitare che lei trovi altrove la felicità. 
Indovina un po'? Tutta questa faccenda della maledizione è solo una superstizione. Più o meno. Però Jessica Alba alla fine supera tutti i drammi del suo passato, quindi vissero tutti felici e contenti. A quanto pare il film ha ricevuto durante l'edizione dei Razzie Awards 2007 due nomination come peggior attrice per Jessica Alba e peggior coppia per Jessica Alba e Dane Cook. Non lasciatevi ingannare: è molto più carino e godibile di tanta altra robaccia nella quale mi sono imbattuta. E poi non ho davvero la più pallida idea di chi sia Dane Cook.

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domenica 6 agosto 2017

10 film brutti che non avrei mai visto

Questo post potrebbe tranquillamente intitolarsi "tutta colpa di Netflix" e questo è l'elenco dei film brutti che, nello spasmodico tentativo di combattere l'insonnia, ho visto negli ultimi tempi... e non l'avrei mati fatto se non fosse per Netflix. Tra i tanti pregi della piattaforma c'è sicuramente quello di funzionare decentemente anche da smartphone, basta avere un wi fi adeguato per non far fuori tutti i giga del proprio abbonamento nel giro di pochi giorni (per la cronaca: esperimento riuscito! Poi mi sono fatta furba) ed un paio di auricolari, individuare un film che già dalla locandina sembri abbastanza brutto per essere vero e piazzarsi a letto. Il sonno verrà da sè... se il film è davvero davvero brutto ben prima della fine del primo tempo. 

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Amore e altri rimedi

Lei è Anne Hathaway, chiaramente non è più la Pretty Princess d'un tempo, ed è molto malata. Lui è molto figo e non serve sapere altro. Tutti e due ripugnano la stabilità, i sentimenti facili e le relazioni durature: lui perchè è un uomo e fa figo così, lei per via della malattia che, da un lato la condanna ad una data di scadenza molto più ravvicinata della media, dall'altro la induce a non affezionarsi troppo al proprio prossimo certa che, nel momento in cui le cose si faranno serie, scapperà senza ritegno. Il primo a cedere è lui, lei non è certa di poterlo sopportare e per un solo istante ho temuto che l'intera situazione dovesse concludersi con la morte della ragazza e con una sorta di dolore eterno di lui. Stiamo calmi: lei vive, magari non invecchierà benissimo ma vivrà. Ovviamente tutti felici e contenti. Forse uno dei meno peggio di quelli che mi sono capitati sottomano.

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Qualcosa di speciale

Jennifer Aniston ne esce dall'ennesima relazione dalla quale ha preso solo mazzate e, ogni riferimento a cose, persone e Bred Pitt è puramente casuale. Lui sta messo peggio che mai: vedovo ma acciaccato. Finge di esserne uscito bene e per professione aiuta gli altri ad uscirne bene, ha scritto un libro di self help e tiene corsi motivazionali. Ovviamente scopriremo in frettissima che non ne è uscito bene per niente e lo scopriremo non appena si imbatterà in Jennifer Aniston che lo aiuterà ad andare avanti, superare il senso di colpa e tutto questo accadrà alla stratosferica velocità della luce. Tipo che ha covato tutti questi sentimenti per tre anni e in tre giorni è tutto passato. A tratti ha dell'imporbabile ma Jennifer Aniston non è male, lui è Aaron Eckhart ma non è che mi abbia convinto più di tanto.

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28 giorni

Sandra Bullock! A me piace un sacco Sandra Bullock... però questo film ha davvero davvero davvero qualcosa che non va. Tipo che manca il finale. E mi va anche bene il fatto che alla fine sia riuscita a mollare l'ex fidanzato tossico - in ogni senso - e sia riuscita a fare la magia con un cavallo incontrato casualmente in giro per la città... ma il finale? Questi sono certamente buoni traguardi... ma vogliamo dare un finale al film? Vabbè, a rendere il film non sto granchè anche quel gran filino di retorica sparpagliata in giro per la pellicola.

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La verità è che non gli piaci abbastanza

Non capisco seriamente come qua dentro ci siano finite tutte queste celebrità, Scarlett Johansson, Jennifer Aniston, Ben Affleck, Drew Barrymore, Bradley Cooper... e potrei andare ancora avanti. Una moltitudine di casi umani, tutti inevitabilmente destinati a trovare il vero amore, ognuno con il proprio percorso, ognuno convinto che sia assolutamente unico e speciale. Bah, luoghi comuni ne abbiamo? Quantomeno non è un film trashione, un cast del genere mi fa quantomeno dire "bravi tutti!!", anche loro avranno delle bollette da pagare a fine mese. Mica come i protagonisti del film che hanno talmente tanto di quel tempo libero da trascorrere giornate intere a elaborare pippe mentali degne solo del miglior Dawson. Oh Dawson! Dove sei finito?

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Young Adult

Confesso: questo non l'ho neanche visto finire. Sono giunta a metà poi la noia ha avuto il sopravvento. Non è stato buono neanche per poter dormire la notte successiva. 

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Beauty&the briefcase

Adoro Hilary Duff dai tempi di Lizzie McGuire però mi domando: com'è che le fanno fare solo film idioti? Cioè... filmetti di bassa lega, roba adolescenziale, anche se ormai sfiora i 30 anni. Quando hai 15 anni e fai Cinderella Story tutto ha un senso, hai 15 anni, interpreti una quindicenne in un film per quindicenni: tutto ha un senso e fila liscio. Poi però si cresce. Si deve crescere. E lei è brava: come diavolo è rimasta incastata in questo genere? Perchè tra tutti i film con Hilary Duff che ho visto questo è veramente quello della peggior specie: anche lei ha le bollette a fine mese? Anzi, vediamo di essere chiari: perchè io questo film non l'ho neanche visto finire. Anche questo: ma è stato più forte di me. Questo mi faceva proprio incavolare, altro che dormire: ho sbarrato gli occhi alla prima battuta e sono rimasta così per un po'. Giusto per capire se aggiustavano la mira: al di là dei dialoghi improbabili e alla sfilza di personaggi irreali, qua c'era tutta una farcitura di valori sballati che lascia inorridire il solo pensiero che una adolescente possa vedere questo film. Roba del tipo che la prima battuta è stata "devo assolutamente trovarmi un uomo!". O qualcosa del genere, vediamo di non andare per il sottile. Quindi, la nostra intrepita protagonista, che non è un adolescente vera e propria: ha un lavoro come pseudo-articolista per diverse riviste di moda, quindi intuiamo che abbia almeno una ventina d'anni, non ha altro obiettivo nella vita se non quello di trovare l'amore, la persona giusta forever&ever, cammina per la strada guardando le farfalle, distratta dall'unico obiettivo della sua vita ed ha in cameretta un altarino dedicato alla rivista più figa di tutti i tempi: "Cosmo". Che inevitabilmente è una rivista di moda, roba del tipo: parliamo della tentenza dei cappotti per questo inverno". E la moda è l'unico argomento di cui capisce qualcosa. 
All'inizio del film, dicevo, è una pseudo articolista, nel senso che lei stessa confessa di aver pubblicato giusto un paio di pezzi su riviste di scarso valore, ma è troppo crucciata nel constatare che la città è piena di uomini che la ignorano per vederlo come un vero fallimento. Quindi arriva la direttrice di Cosmo che, prende proprio lei in mezzo a tante, per affidarle l'incarico della vita: deve farsi assumere da una azienda d'affari e condurre un'indagine interna. Avete presente la rivincita delle bionde? Almeno lei si impegna veramente per entrare al College. Almeno lei si sbatte, supera test e torna a sbattersi per laurearsi, anche se nel cervello apparentemente aveva solo moscerini. Hilary Duff qua non fa niente di tutto questo: riesce a trovare un lavoro in mezza giornata semplicemente falsificando il CV ed una volta dentro passa le proprie giornate a sbavare dietro ad ogni essere senziente gli si palesi davanti ammaliata dal fatto che lì dentro vestano tutti in giacca e cravatta: ne è certa, lì dentro troverà l'amore! Basta, a questo punto mi sono arresa. 

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Friends with money

Questo è un altro di quei film che, per quanto siano leggeri e frivoli, lasciano un filo perplessi davanti al messaggio che intendono far passare. Perchè un conto è essere leggeri, un altro è essere stupidi. Qua siamo alle prese con quattro amiche, tre sono ricche... ma non ne senso che hanno un po' di soldi da parte, ne senso ricche, ricche, ricche, vivono in grandi case, fanno lavoro da ricchi (tipo: una è stilista, una è scenografa... ed una non fa niente dalla vita come ai veri ricchi si addice) la quarta invece non ha un soldo bucato... e sarebbe anche bello il messaggio del "siamo amiche comunque" (ma comunque cosa??!) peccato che la quarta (Jennifer Aniston)  però è la più sfigatina, è quella che non capisce veramente, quella un po' da compatire. Per campare fa la donna delle pulizie ed è una single spinantata: non di quelle single e basta, ma proprio di quelle che dalla vita continuano a prendere cantonate. Credo che uno dei messaggi voglia essere che, in fondo, i soldi non fanno la felicità perchè una volta che si vanno a conoscere davvero tutte le protagoniste anche queste hanno i loro bei scheletri nell'armadio... però non sono certa che l'abbiano fatto nel modo giusto. Capita che la parte abbiente del gruppo si domandi se conoscendosi in altro momento della loro vita (erano tutte a scuola insieme) le sarebbero state amiche in ogni caso... e la risposta è no! Così come è evidente una certa malsopportazione nei suoi confronti all'interno del gruppo. Perchè partecipi alle loro stesse cene devono pagare loro, così come devono anticipare i soldi dei biglietti per la partecipazione agli eventi, regalarle vestiti perchè si vesta decentemente o presentarle degli uomini perchè riesca a farsi una vita. Poi però nel momento in cui Jennifer Aniston chiede un prestito per potersi pagare un corso professionale che le possa permettere di cambiar vita... ecco che le viene negato e viene tacciata di essere una persona senza la testa sulle spalle. Lei, che pulisce gabinetti in casa di sconosciuti per vivere.

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Closer

Questo è un film macchinoso, psicologico, intricato, dai ritmi e dalla successione degli eventi un po' disturbanti. Tutto è disturbante in questo film: le ambientazioni, i personaggi, le atmosfere. Nulla è liscio, nulla è lineare ed anche il finale torna a rimettere in discussione tutto quello che hai visto fino a quel momento.

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Le regole della truffa

Dico una sola parola: Patrick Demsey. Non vi do un'altra sola buona ragione per vederlo.
Scherzi a parte, in questo film un Patrick Demsey sorprendente. Ben lontano dal dottor Stranamore che tanto amiamo e conosciamo. Ed anche l'intero film non è male, leggero ma non banale e un finale inaspettato. Perchè che ci debba essere un fanale a sorpresa questo è scontato... il problema è di quale sorpresa si tratti e io, personalmente, avrei puntato su altro. Consigliato.

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One for the money

 Restando in tema di Grey's Anatomy: no, spiegatemi, è per ragioni tipo questa che abbiamo dovuto salutare Izzie? Perchè allora mi offendo. Qua si va ben oltre la porcata epica, questo film è proprio brutto, banale, con personaggi insipidi e forse anche mal raccontato. Anche il titolo: ma davvero non siamo riusciti a tradurlo?

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sabato 8 luglio 2017

Surfin' Bird


Formula Humor @FormulaHumor 28 giu
Comunque sto fatto che la FIA ancora non abbia preso provvedimenti sui liquidi di dubbia provenienza che fa bere RIC sul podio...


25 giu
Sì, noi giornalisti siamo riusciti a passare in 24 ore da "EMERGENZA CALDO SICCITA'" a "EMERGENZA NUBIFRAGI PIOGGIA". C'è del virtuosismo.

25 giu
Ha ragione Lewis, la mossa di Seb non è da 4 volte WC, è da 7...

Quindi è ufficiale: proprio cani e porci!

I Captcha sono diventati ormai così difficili da risolvere che sono giunto alla conclusione di essere un bot

11 giu
Piero Angela: "Non si può mettere il dubbio la scienza. Quando sono nato io l'aspettativa di vita era di 50 anni, io ne ho 90"

Spogliatoi femminili delle palestre.. tipo non aprite quella porta ft. quello che le donne non dicono

First GP in a while, 2 min before start, and you're telling your former teammate you're gonna pee in his seat. , what a legend.

Uomini. Hanno inventato il brizzolato che fa sexy, la barba incolta che fa intellettuale, la panza che fa sostanza. So' più svegli, dai.

Il mio cuore dice "viaggia", la mia testa dice "aspetta l'estate", l'Instagram di Chiara Ferragni dice "ma dove vuoi andare poraccio"

Sono ufficialmente entrata in quell'età in cui la tecnologia mi accade, non che la capisca più veramente

Vettel e Hamilton che sputano l'acqua di rose. :-/ Lo sanno che c'è gente che ha bevuto dalla scarpa di Ricciardo? XD

Come si chiama l'App per sapere se una donna ha ragione? Apprescindere

Tutti intellettuali e non c'è uno che sappia togliere l'audio al telefono

Come se gli altri Monday fossero da morì dal ridere.

Best hashtag ever

lunedì 26 giugno 2017

Appeso a testa in giù

Una volta ottenuto il pezzo di carta che afferma la propria ragione, il gioco, ovviamente, non è affatto terminato. Neanche a dirlo.
Facendo riferimento al nostro bel caso di sfratto, al quale già ci siamo affezionati, vediamo di andare ancora un po’ più avanti.
Il primo passo che il nostro amico proprietario deve compiere, per mezzo del suo avvocato, ovviamente, è quello di andare a ritirare in cancelleria il titolo in originale: la cancelleria a questo punto è molto diligente, prende tutta la cartaccia che l’avvocato ha prodotto in giudizio sino a quel momento e ne fa un bel plico voluminoso. Si faccia attenzione: questa vicenda del volume del plico non è un aggettivo dato a casaccio: qui c’è una doppia citazione, necessaria perchè il nostro amico inquilino non ha ritirato la notifica, che, come se non fosse già stata pagata abbastanza, si farà sentire ancor più grazie ai diritti di copia, da pagarsi necessariamente per notificare il provvedimento insieme al precetto.
Precetto: che poi sarebbe un pezzo di carta, altro atto che l’avvocato dovrà necessariamente redigere e farsi pagare per il tempo che ha impiegato a farlo, per intimare l’inquilino a rispettare l’ordine del Giudice e mettergli un sacco di paura minacciandolo di procedere con le brutte se ancora non si degna di rispondere a tutte queste belle cartoline che gli si stanno mandando. Tempi tecnici 10 giorni per ottenere originale, farne fotocopie, scrivere il precetto e portare tutto agli ufficiali giudiziari per la notifica, spese: altri 20 euro per la notifica e 10 per i diritti di copia.
Dopo la notifica è necessario attendere ancora: prima di 10 giorni non è possibile fare alcunché, poi, entro il 90esimo bisogna dare avvio alla procedura esecutiva, come se fino a questo momento avessimo giocato a briscola. Da notificarsi è quindi un preavviso di sfratto, atto che, teoricamente è di competenza dell’ufficiale giudiziario ma che, nella pratica, deve essere redatto dall’avvocato e consegnato all’ufficiale perchè lo firmi e lo consegni allo sfrattando: altro preziosissimo pezzo di carta con il quale si avvisa, perchè forse ancora non lo sospetta, che stiamo procedendo con le cattive. Lo si avvisa anche di quando gli andremo a bussare alla porta per sbatterlo fuori: giusto per dargli l’occasione di non farsi trovare. O non aprire la porta. O trovare altra buona occasione per cincischiare. Tempi tecnici dal giorno in cui gli notifichiamo il precetto a quando l’ufficiale si recherà a bussare alla porta: probabilmente dipende anche dalla geografia d’Italia, dalle mie parti, almeno tre mesi, spese vive: 20 euro per la notifica del preavviso, altri 20 euro per chiedere all’ufficiale di andare a bussare alla sua porta e chiedergli cortesemente se intende uscire insieme a tutta la sua roba.
Perchè è così che vanno le cose: alla faccia di tutto quello che si diceva ormai tre post fa, dove l’ufficiale giudiziario era inquadrato come il demone nero del corrotto sistema nazionale, per dirla tutta l’ufficiale non ha assolutamente alcun potere in più rispetto a quello di bussare la porta. Al 99% dei casi nessuno apre quella benedetta porta e tutto si risolve imbucando in cassetta un avviso con la data del prossimo passaggio. Anche in quell’1% sciagurato dei casi, tuttavia, se la persona candidamente dovesse aprire la porta e rispondere di non essere intenzionata ad uscire l’ufficiale non potrebbe far altro che dargli un altro appuntamento.
Al secondo appuntamento, sperabilmente, l’ufficiale sarà accompagnato dalla forza pubblica, in questo modo è possibile fare qualcosa in più. Però la forza pubblica ha un mucchio di cose da fare già di per sè nella vita, non è che possa essere a disposizione di ogni singolo proprietario di casa che deve togliersi una palla dal piede: tempi tecnici perchè sia possibile tornare a bussare alla porta altri due mesi. Almeno.
Che sia questo il momento buono per risolvere l’intera situazione una volta per tutte?
Ma figuriamoci. A questo punto possono sorgere una moltitudine di complicazioni, roba che varia dalla presenza nell’appartamento di persone anziane, persone malate, bambini, disabili… o cani. Per tentare di essere pronti a tutto, o alla maggior parte delle cose a cui si può con coscienza iniziare a pensare, davanti alla porta insieme alla forza pubblica è necessario che siano presenti quantomeno un fabbro, che si occupi della serratura, e un medico, che ne accerti l’uscita in salute e dignitosa. Due professionisti, in ogni caso, che giustamente hanno diritto a farsi pagare per il solo fatto di essere lì a fissare qualcuno che bussa alla porta. Spese vive per l’intero secondo accesso: altri 20 euro per far uscire l’ufficiale dalla sua stanzetta e per i professionisti…
“Dipende”
“Mi perdoni… dipende da cosa?”
“Eh… se vuole la fattura o meno”
“E se la voglio?”
“Ah...boh… dai 250 euro in su almeno… però se non vuole la fattura…”
“La voglio grazie!”.
...to be continued...

sabato 24 giugno 2017

Lo strano percorso

... continua ...
Ma andiamo per ordine: quando lo racconto molti non ci credono. Come fanno a passare due \ tre anni? E perchè due o tre? La differenza è un lasso di tempo di ben 12 mesi: davvero ci può essere questa differenza? Procederò per approssimazioni, giusto per non essere troppo noiosa, giusto perchè si capiscano i termini del problema.
Il primo atto che il legale si impegnerà a compiere una volta che l’avente diritto gli va a bussare la porta e una volta esaminata la questione è scrivere una bella letterina, scriverà all’inquilino moroso che si sta offendendo ma che è pur disposto a perdonarlo se si mette in contatto con lui entro 15 giorni. Ovviamente la letterina dell’avvocato sarà spedita con una bella busta, che lo stesso professionista avrà pagato un mucchio di soldi dal suo bel tipografo perchè risalti in tutta la sua opulenza… e che l’inquilino riconoscerà a chilometri di distanza rifiutandosi categoricamente di ritirare e che finirà in mezzo a tante altre in una puzzolentissima giacenza. Tempo minimo perchè la preziosa epistola vada e torni dall’ufficio postale: almeno un mese, e 5 euro di raccomandata ed un altro paio per un certificato di residenza assolutamente irrilevante.
Solo dopo il suo ritorno il legale può procedere a scrivere l’atto: questo va consegnato all’inquilino a mezzo ufficiale giudiziario e dopo portato in Tribunale. La data d’udienza la può scegliere l’avvocato, quindi spesso non si va molto per le lunghe: tempo tecnico per tutte queste operazioni un altro mese, mediamente 20 euro per la notifica, oltre ad un contributo unificato per l’iscrizione a ruolo del ricorso proporzionale alla morosità maturata sino a quel momento, indicativamente 50 euro, ed una marca da bollo da 27 euro.
Ovviamente, e questo lo si dia per scontato, quando l’ufficiale giudiziario è andato a bussare alla porta per consegnargli l’atto non ha trovato nessuno ad aprirgli. Gli ha lasciato un biglietto attaccato alla porta invitandolo ad andarsene a prendere una copia… ma sappiamo tutti che non è così. Perchè? Perchè alla benedetta prima udienza quando il Giudice si renderà conto che l’inquilino non ha avuto modo di conoscere la data dell’udienza perchè, poverino, non ha avuto modo di leggere l’atto, fisserà un rinvio abbastanza lungo da concedere spazio di manovra al professionista per preparare un nuovo atto, notificarlo tenendo in considerazione non solo i 20 giorni di legge tra la notifica e l’udienza successiva ma anche il termine per il perfezionamento della giacenza nel caso in cui, casualmente, anche questa volta l’inquilino non fosse in grado di aprire la porta all’ufficiale. Tempo tecnico per tutte queste operazioni 2 mesi e altri 2 euro per un nuovo certificato di residenza e 20 euro per la notifica.
In sostanza, a questo punto della storia, da quando il proprietario è entrato per la prima volta dalla porta del professionista che lo rappresenta per lamentarsi del suo inquilino maldestro, sono trascorsi almeno 4 mesi, sono già stati spesi in media 100 - 150 euro,  e non è successo assolutamente niente… tranne per il tassametro dell’avvocato che, tra lettere, atti e vacazioni non ha smesso un attimo di girare. Ma andiamo avanti.
Giunti finalmente alla seconda udienza e procurato un nuovo certificato di residenza successivo alla (tentata) notifica, perchè non si sa mai, in quell’occasione magicamente l’inquilino moroso potrebbe comparire davanti al giudice lasciando l’avvocato a balbettare qualcosa come … no… ma...non ha ritirato la notifica… magia! Davanti al Giudice c’è arrivato e ci resta. Anche perchè l’unica ragione per cui si è palesato è per pronunciare un’altra formula magica: chiedo termine di grazia.
Per i profani della materia: “chiedo termine di grazia” è qualcosa tipo “il potere del trio coincide con il mio”, apre tutte le porte ma, mi raccomando, non siate ingenui. Non provate a cercare una simile diavoleria sul codice di procedura, non esiste. Il “termine di grazia” è un'espressione che non trova fonte nella legge ma, davanti alla quale è impossibile porre alcun rimedio. Formalmente l’inquilino può presentarsi davanti ad un Giudice chiedendo di poter rimanere all’interno dell’immobile per un termine sufficiente a rientrare della propria morosità: questo è l’unico fine che, ripeto, formalmente può essere ammesso perchè il Giudice non ordini il rilascio. Sempre formalmente questo può essere al massimo di 90 giorni. Tolta tutta questa formalità nella realtà dei fatti l’inquilino si presenterà davanti al Giudice sostenendo di non poter pagare e di volere il termine di grazia. Il professionista obietterà che non ci sono gli estremi perchè controparte non ha fornito alcuna dimostrazione che sia in grado di rientrare della morosità e questo ribatterà che “OVVIAMENTE non può fornire alcuna prova, perchè non ha un lavoro!“. Prima di arrendersi all’evidenza il professionista giocherà la carta del periodo “purchè breve”, richiesta che verrà ovviamente ignorata dal Giudice che invita le parti a non farsi più vedere per i prossimi 90 giorni. Tempi tecnici per queste operazioni: tre mesi, durante i quali potete pure scommetterci che della morosità non verrà saldato un solo centesimo, pur continuando inevitabilmente ad aumentare...perchè non ha un lavoro.
A questo punto della vicenda il proprietario sarà giunto al punto tale da ascoltare quello che gli dice il suo avvocato con un filo di incredulità, spesso si domanda quale sia stato il suo errore, forse ha scelto un professionista sbagliato? Forse questo non era in grado di risolvere una questione così semplice? Quando trova il coraggio e riesce a scavalcare la timidezza iniziare proverà anche a domandare: ma scusi, quella procedura rapida e privilegiata di cui parlavamo all’inizio che fine ha fatto? Com’è che non siamo riusciti ad azionarla? Ed è questo il bello, perchè questa è la procedura rapida ed efficace di cui si parlava all’inizio: trascorsi i tre mesi di rito, non avendo scucito un solo centesimo, probabilmente l’individuo si vergognerà di ripresentarsi davanti al Giudice per ammetterlo, quindi il professionista, rimasto ancora una volta unica parte in giudizio, aggiornerà i conteggi in favor di Giudice che, con un pratico modellino precompilato che trova in mezzo alle sue scartoffie ordinerà definitivamente il rilascio dell’immobile. In meno di un anno dall’inizio del procedimento è possibile avere, percorrendo questo percorso, un provvedimento immediatamente esecutivo a proprio favore: con i tempi medi della giustizia soli 7 mesi per uscirne trionfatori non sono tempi rapidi… ma rapidissimi!
Ovviamente la storia non è finita qua. Per ora tutto quello che il proprietario ha in mano, oltre alle bollette da pagare, è solo un pezzo di carta. Un bel pezzo di carta, uno che dice che ha ragione, ma con il quale non può far altro che farci un quadro se non vengono compiute prima delle altre operazioni.
Prima di procedere oltre, è il caso si segnalare che questo percorso “classico” che sto delineando a volte, ma in percentuali non così minimali da essere tralasciate, trova delle deviazioni più o meno piacevoli. Per esempio, capita che l’inquilino, più scafato e meno menefreghista di altri si accanisca proprio, conosca i giusti mezzi per fregare il sistema ancora per un po’ e non si limiti a sfruttare il termine di grazia ma proponga, contro la richiesta di sfratto una vera e propria opposizione. Questo formalmente comporta il mutamento del rito, abbandono della strada “privilegiata” per deviare su altra “ordinaria” dove prenderà vita un procedimento vero e proprio in grado di durare molto a lungo.
Altre volte invece capita che subodorando che la pacchia è finita il conduttore moroso abbandoni l’immobile nella notte, portandosi via tutto, anche i lampadari, anche i mobili che erano stati forniti con l’appartamento, o danneggiando tutto quello che trova. Per ripicca. Tipo strappando i cavi della corrente, danneggiando muri, infissi e sanitari e sparendo nel nulla. Scene davvero poco piacevoli davanti alle quali, il professionista interrogato dal proprio cliente, è costretto persino a dimostrarsi rassicurato e soddisfatto per la rapidità di soluzione della controversia.
“Procedendo per le vie ordinarie avremmo impiegato almeno un altro anno”
“Sì, però mi ha sfondato le pareti di casa”
“Ma pensi quanto le sarebbe costata la casa sfitta e l’intera procedura esecutiva in corso”
“Sì, però mi ha sfondato le pareti di casa”
“Ma Lei non sa quanto è fortunato! Molti suoi “colleghi” avrebbero voluto altrettanto per il proprio immobile”
“Sì, però mi ha sfondato le pareti di casa”
“Non c’è bisogno che mi ringrazi! Mi farò vivo io nei prossimi giorni per il proforma di parcella”

giovedì 22 giugno 2017

Questione di sguardi

Questa mattina mi sono imbattuta in uno fra i tanti articoli che per la rete, a spasso per le varie testate più o meno giornalistiche, è possibile imbattersi anche senza fare ricerche specifiche. L’articolo è piuttosto datato ma, ad attirare la mia attenzione è stata la sua pubblicazione su una testata che, sinceramente, credevo e speravo che fosse un po’ meno schiava di certe logiche commerciali, titoli sensazionalistici acchiappa views e tutto quello che vien di seguito. Alla fine del mese abbiamo tutti bisogno dello stipendio sul conto, lo capisco e non accuso nessuno. Però lasciatemi dire anche la mia.
Il tema è quello degli sfratti, degli inquilini morosi e degli ufficiali giudiziari che giustamente fanno il loro lavoro. Perchè è un lavoro, non una vocazione personale, non un atto di libera iniziativa condotto per senso di giustizia. Ovviamente l’articolo, come molti altri, dipingeva il quadro della famiglia disperata, del padre che ha perso il lavoro dei pochi spicci rimasti in cassa per sopravvivere, una scena umana e straziante di drammatica quotidianità, purtroppo sempre meno rara. Sullo sfondo di questo momento di crisi dell’essere umano e di fallimento dello Stato c’erano l’orco cattivo padrone di casa e quel triste mietitore dell’ufficiale giudiziario che li guarda negli occhi e non prova pietà per loro. Al di sotto dell’articolo la solita sfilza di commenti caratterizzati dal populismo più esasperato: “Ricordo che spesso le case in affitto si pagano da sole dato che l'affitto stesso è spesso usato per pagare il mutuo” tuona uno, “è comune che le case date in affitto non brillino certo per comfort e altre amenità quindi consiglio ai cari investitori sfruttatori della altrui mano d'opera di darsi una calmata e ringraziare che ancora riescano ad affittarle le loro case” rincara l’altro. E via così, perchè non è che questi esempi siano casi isolati sotto un certo tipo di notizie. Un’invocata continua battaglia storica tra i grandi possidenti terrieri e i poveri, la lobby dei proprietari disposta ad essere ricca, sempre più ricca, a danno degli “altri” che vengono sfruttati con l’appoggio del Sistema disposto ad insistere perchè siano sempre più poveri.
Lasciatemi dire la mia, perchè certi titoli sensazionalistici certamente sono in grado di attirare l’umana compassione e fare leva sui grandi numeri che girano oggi intorno al meccanismo delle esecuzioni per rilascio di immobile fa apparire lo Stato come il boia che cala spietato la sua lama. Però la realtà dei fatti non è proprio ed esattamente questa ed io, che per professione e per vocazione, spesso mi ritrovo dall’altro lato della barricata, con un filo di oggettività e un nonsochè di umiltà, son qui a proporre un altro punto di vista sulla problematica. Permettetemi una prima premessa: non sono qui a negare che la realtà composta da grandi proprietari immobiliari, individui che all’attivo hanno decine immobili e per professione si occupino esclusivamente della loro gestione. Esca dalla testa del lettore che sia questa la mia intenzione. Tuttavia non sono questi soggetti che fanno quei grandi numeri di cui i giornali parlano, non sono questi soggetti che fanno notizia.
La realtà quotidiana dei fatti è formata da persone che di seconda casa ne hanno una sola, spesso ereditata, altre volte una prima casa acquistata prima di sposarsi o andare a convivere altrove. Capita addirittura che ci si debba muovere per lavoro, perchè il lavoro o l’amore o l’amore per il tuo lavoro ti possono obbligare a cambiare casa, realtà, regione o forse Stato, ma porta anche delle spese o degli oneri maggiori, come quello di dover prendere in affitto un altro appartamento dove fermarsi temporaneamente… e perchè non affittare il vecchio per arrotondare le entrate a fine mese?
E’ necessario uscire, soprattutto di questi tempi, dall’ottica della battaglia tra ricchi e poveri… perchè qui siam tutti con le pezze al cavallo dei pantaloni. Chi più, chi meno. A prescindere da quel che ne pensa Napalm 51, il canone di locazione difficilmente viene usato per pagare il mutuo. Capita decisamente più spesso che sia appena appena sufficiente perchè a fine anno si riescano a coprire tasse e spese di amministrazione perchè la tassazione delle c.d. “seconde case” è giunta a livelli completamente slegati dalla realtà. Se poi, per qualche sciagurata ragione il condominio fosse costretto a compiere degli interventi di manutenzione, al tetto, alla facciata, alla caldaia, lavori necessari e urgenti o semplicemente di ristrutturazione che siano, ecco che essere proprietari di un immobile si trasforma automaticamente in una perdita. Ma una di quelle che ti portano a chiedere dei finanziamenti.
Perchè non venderlo allora? Avete dato un’occhiata al mercato immobiliare di questi tempi?
Si aggiunga una seconda premessa: io non sono qua a negare che dei casi di reale e concreta disperazione esistano. Purtroppo lo stato economico delle cose ha fatto crollare ogni certezza, il lavoro che pareva stabile può capitare che non si riveli tale improvvisamente, le società falliscono, i dipendenti vengono licenziati, l’occupazione può venire a mancare per una serie di ulteriori sciagurate evenienze che neanche è il caso di stare qua ad elencare, perchè mai potrebbe essere un elenco esaustivo. Possono capitare malattie, disastri naturali, eventi catastrofici… perchè purtroppo in Italia siamo abituati anche a questo.
Facciamo un respiro a pieni polmoni e riscopriamoci più ottimisti che mai: tutti i “brutti” numeri non appartengono a casi umani. Oltre ai casi che “fanno notizia”, alle situazioni disperate che vengono raccontate, c’è tutto un sottobosco di soggetti particolarmente fantasiosi.
Partiamo da un altro presupposto ancora: la proprietà è un diritto, lo riconosce la legge e lo riconosce la costituzione e chiunque sia nato da questo lato del globo terrestre da almeno 250 anni a questa parte è in grado di riconoscerlo ed apprezzarlo. La legge - quella contro la quale tanto ci accaniamo e con la quale tanto ce la prendiamo perchè non ci protegge - non solo prevede tale diritto ma anche i mezzi e le misure per poterlo tutelare. Quell’orco cattivo del padrone di casa forse può essere riconsiderato come un po’ meno cattivo ed un po’ meno orco se ci prende in considerazione che in ognuna di queste tristi vicende che finiscono in tribunale in primo luogo ciò che è stato leso è un suo diritto e triste mietitore dell’ufficiale giudiziario non è altro che un mero esecutore di quello stato di diritto di cui tanto ci si lava la bocca.
Il diritto di proprietà non può essere concretizzato nel solo “godere e disporre di un bene” come i manuali vorrebbero insegnarci, qualunque mente semplice è in grado di comprendere che è sacrosanto diritto di ognuno di noi quello di non farci rompere le scatole da terzi: con un contratto di locazione non si fa altro che assumersi un reciproco impegno a non rompersi le scatole a vicenda. Io ti lascio casa mia, facci quello che ti pare ma pagami la somma che abbiamo pattuito. Così il conduttore ha diritto che nessuno gli venga a pestare i piedi a casa sua, purchè continui a rispettare i termini dell’accordo. E’ sacrosanto: io proprietario della gestione quotidiana di quell’immobile non voglio sapere più niente, almeno nei termini di quanto la legge mi permette di disinteressarmi.
Se l’inquilino smette di pagare il proprietario vede turbata quella tranquillità che pensava acquisita. Perchè molte volte gli sfratti per morosità finiscono davanti al Tribunale con molti mesi, a volte anni di impagati alle spalle? Perchè il proprietario non ha voglia di farsi rompere le scatole e finchè la questione non diventa grave è anche disposto ad aspettare, chiudere un occhio, sollecitare con gentilezza.
Poi però le cose diventano gravi e dal gravi al gravissime il passo è breve, perchè è tempi dei Tribunali sono lunghi, infiniti, una volta data la pratica in mano ad un legale e non c’è verso che le cose non diventino gravissime. La procedura di sfratto è già un rito “veloce”, privilegiato, a tutela della proprietà. Talmente a tutela della proprietà che tra il primo atto e l’effettiva uscita di casa del moroso passano due o tre anni.
Con questi dati alla mano, considerando un lasso di tempo di due \ tre anni, oltre all’effettiva morosità giunta al limite di infastidire il proprietario, come si può dare tutta la colpa alla crisi, allo Stato, al sistema? Si tratta di due \ tre anni in cui l’inquilino è rimasto tranquillamente in casa, una casa che non è la sua, senza pagare una sola lira, senza provare ad andare incontro alle esigenze degli altri, senza essersi impegnato un minimo. Perchè se solo si fosse presentato davanti ad un Giudice con 100 euro in tasca offrendoli al proprietario l’intera procedura si sarebbe interrotta, forse solo sospesa o in qualche modo sarebbe potuto arrivare ad un accordo. Quando si arriva all’ufficiale giudiziario che ti entra in casa buttando giù la porta di acqua sotto i ponti ne è passata fin troppa.

martedì 20 giugno 2017

The Good Wife - poi c’è Will Gardner…

Will Gardner, giovane e brillante avvocato, dalla fama e dal talento forense indiscusso, e socio titolare di uno degli studi legali più importanti di Chicago… ed è un gran figo. Ma facciamo a capirci: Will Gardner non incarna propriamente una di quelle bellezze canoniche, neppure nella sua accezione in giacca e cravatta. Però è entrato di diritto nell’elenco dei 100 scapoli d’oro dei nostri tempi, o dei soli Stati Uniti, o forse ancora del solo Illinois. Insomma, questo è un dettaglio che non ricordo benissimo, come si può capire. Però non importa ai nostri fini: certo, passare dal globo intero al solo Illinois è alquanto riduttivo, ma sono certa che l’Illinois sia abbastanza popolato da rendergli onore.
All’interno dello stesso uomo due distinte personalità: da un lato l’uomo d’affari, lo scapolo, fiero di esserlo e fiero della sua libertà, lontano dalla volontà di assumere impegni che non è certo di essere in grado di portare a termine, dall’altro lato c’è l’uomo, giunto alla soglia dei 40 anni, rimasto tutti questi anni a fissare le vite degli altri, forse giunto al punto di domandarsi se sia arrivato anche per lui il momento di essere un po’ meno instabile, ribelle, anticonformista. Solo.
Da un tipo come Will ti aspetteresti che sia lui a rovinare tutto, a perdere la testa per qualcosa a cui non è abituato o sentirsi stretto in vestiti che non gli appartengono. Solo che le aspettative spesso tradiscono, ma è tutta colpa di quella faccenda della doppia personalità di cui sopra, tutti e due fanno parte della stessa persona e per quanto siamo abituati a contare su una, anche l’altra non è male affatto. Ed è certamente per questo che finisce lui stesso per incarnare il lato più romantico e propositivo della coppia.
Lei appare certamente felice e soddisfatta dalla liberazione dal matrimonio all’interno del quale si è costretta per anni, e certamente è appagata dalla vicinanza ad un uomo che è sempre stato la sua “questione in sospeso”... però… Alicia ha sempre un però. La vita, i pesi, le responsabilità, quelli che per un’ora possono anche essere sbattuti dietro la porta a favor dei propri egoismi, ma che dopo un po’ tornano a bussare.
Alicia ha dei figli, una famiglia, un’immagine pubblica ed un finto matrimonio da dover preservare. Ed un lavoro … perchè rendere pubblica la notizia di farsela con il proprio capo non è proprio la migliore delle idee per essere credibili quando si costruisce una carriera. E’ molto controllata, pianificatrice e comunque ha delle priorità.
Per Will tutto questo non vale ed è, infatti, il primo che inciampa nei vezzeggiativi affettuosi o le propone di conoscere i suoi figli. Ma se te la chiami “amore” e lei risponde “tranquillo, può capitare”, allora le aspettative vanno lievemente a scemare.
Perchè può capitare, ma non ad Alicia che, compartimentando la sua intera esistenza è ben in grado di distinguere amore, affetti, famiglia, fino ad essere lei a concretizzare quel presentimento che le cose non potessero che andare che a peggiorare. Perchè se i due protagonisti dopo aver lottato contro i mulini a vento riescono a trovare una certa pace non sarà mai una situazione stabile. Non accadrà mai di verderli felici e spensierati a correre sui prati mentre quelli attorno a loro continuano a vivere le loro tormentate esistenze. Se i due sono nati per essere tormentati, tormentati torneranno ad essere, a discapito degli altri che, per quanto provino ad avere dei tormenti non saranno mai più importanti di quelli dei due protagonisti.
Non sono affatto certa di capire cosa frulli nella testa di Alicia in certi momenti.

domenica 18 giugno 2017

La soavissima discordia dell'amore - Stefania Bertola

Con le mie letture ho sempre dei dilemmi. Porto avanti dei serissimi problemi tanto nei confronti della letteratura italiana quanto nelle autrici donne. Seriamente, è una di quelle cose che non controllo e che non riesco a spiegarmi. Non è razionale, è un semplice dato di fatto: il problema è che questo libro casca malissimo. "La soavissima discordia dell'amore" è un opera italiana di un'autrice donna. 
E sono certa che il problema sia completamente mio, perchè Stefania Bertola è un'autrice amatissima, apprezzatissima e premiatissima a livello nazionale: le sue opere mi sono state consigliate nella speranza di affrontare questa mia discriminazione e tentare di dare un colpo di reni a questo pregiudizio che, volente o nolente, continua a tormentarmi. 
Come facilmente intuibile dal titolo si tratta di un'opera romantica, un romanzo rosa ma di quelli ben fatti, sia chiaro. Non quella roba di bassa lega in vendita a 9,90 sugli scaffali dei supermercati, anche se il prezzo di copertina (dell'edizione TEA del 2011) è di 8,60 euro, questo glielo devo riconoscere. 
Protagoniste sono quattro donne, giunte alla temibile soglia dei 30 anni, più o meno, ognuna alle prese con una vita sentimentale al limite del paranormale. Agnese è appena tornata in Italia dopo aver vissuto 5 anni in Cina per amore, poi il suo fidanzato l'ha lasciata per condurre una spassosissima vita in bigamia con due sorelle cinesi. Teresa si trova ad un passo dal matrimonio con il suo eterno fidanzato: il vero problema è che nessuno dei due è seramente interessato ad andare a fondo, convivono nello stesso appartamento portanto avanti vite sentimentali separate nel timore di deludere i propri genitori. Margherita è follemente innamorata di Matteo un violinista dongiovanni che riappare periodicamente nella sua vita per usarla, deluderla e risparire nel nulla. Infine c'è Emilia: madre di Roberto e moglie di Pietro, medico senza frontiere impegnato ormai in pianta stabile dalla parte opposta del mondo dove si è formato un'altra famiglia, pur rimanendo ostinatamente contrario a separarsi.
Amiche di lunga data, le loro vite tornano oggi ad incrociarsi in una Torino contemporanea, dietro le quinte di uno spettacolo teatrale surreale, circondate da personaggi estremi al limite del paranormale. O forse proprio per questo più realistici che mai. Non lo so: forse dopo un po' tutta questa stranezza esagera, diventa troppo. Una storia difficile da seguire per i repentini cambi di scenario e di umore dei personaggi. Assistiamo ad un periodo delle loro vite, una frazione di esistenza non in grado di appagarmi pienamente a causa di una mancanza di trama nel senso più canonico del termine. 
Ripetuto ed instancabile in bisogno di sembrare divertente, bisogno incarnato soprattutto nel personaggio di Agnese, buffa, goffa e pungente nella maggior parte delle sue reazioni e dei suoi atteggiamenti, ma tanto più presente nell'intera trama, caratterizzata da situazioni assurde e dialoghi eterni dalla chiusa brillante. 
Giudizio finale: ok, ma anche meno.