lunedì 27 febbraio 2017

Uomini con piedi con patate

Dev'essere davvero difficile essere uomini al giorno d'oggi. Dev'essere davvero difficile essere uomini in un mondo che ti impone di sottostare ad un determinato stereotipo. Giusto per non passare da sfigato, da "sbagliato". Uomini, ve lo dico con il cuore: ribellatevi.  O passerete per dei cretini. Meglio cretini che sfigati?
Dev'essere difficile essere uomini in un mondo in cui pare figo dover sgasare, per farsi bello agli occhi di lei, superando uno scooter in mezzo alla strada. Perché, amico mio, ti piace vincere facile? Te, in automobile, per davvero ti vanti di essere riuscito a superare uno scooter di bassa lega? Non dico un grande scooter, di quelli potenti. Uno di quelli di città, di quelli bassi bassi per essere tranquillamente guidati da una donna alta due mele o poco più. E quel colpo di clacson tirato fuori all'apice della manovra, caro, mio, torno a ripetertelo, te lo puoi infilare dove dico io. Tanto più che avevo ragione io. 
Parta la premessa, perché non è che siam qui a far ballar la scimmia. Prima che parta il solito conflitto su donne che non sanno guidare, donne che vanno piano, donne che... bah. Come se a noi la patente la desse un ente di beneficenza mentre quella per gli uomini è un vero attestato di mascolinità. A me, che mediamente non ho nulla da dover dimostrare, non da fastidio essere sorpassata. Mettiamola così: spesso sono io a mettermi da un lato quando mi rendo conto di andare piano, o preferire andar piano, per esempio quando piove forte. Mi metto da un lato, aspetto che non ci sia nessuno e riparto in tutta tranquillità. Perché non viene meno la mia autostima: preferisco non avere nessuno alle calcagna. Mi metto da un lato anche quando mi rendo conto che quello dietro ha molta più fretta di me: anche quando sto andando ad una velocità regolare, piuttosto che avere qualcuno attaccato al bauletto lo faccio passare. A me non ne va niente arrivare a lavorare mezzo minuto più tardi: voi davvero avete fretta di arrivare in ufficio la mattina. 
Poi però capitano sere in cui sono io quella che, già di mio, ha fretta. Perché sono appena fuggita da studio e non vedo l'ora di allontanarmi più velocemente possibile. Si tratta anche di strade che percorro tutti i giorni, spesso più volte al giorno, conosco come le mie tasche e percorro con una certa sicurezza. Però quello dietro deve far vedere alla bionda al suo fianco quanto è figo, decide di superarmi su una strada ad una sola corsia, in curva, sgasando e tirando un colpo di clacson. Santo cielo come sei uomo. Peccato che siamo su una strada ad una sola corsia, dove passano anche autobus, ad una delle ore di punta perché se io ho appena finito di lavorare lo hanno appena fatto anche molti altri, e siamo tutti lì, alla stessa ora nello stesso posto. Solo che io ho uno scooter, te una macchina. Appena conclusa la curva (che intanto te hai tagliato per superarmi, fregandotene della possibilità che potesse arrivare qualcuno in senso opposto) ti sei dovuto accodare a tutte le altre vetture in coda... tutto questo mentre io ti sfilavo accanto restituendoti il colpo di clacson. Giusto per rimarcare dov'è che te lo potevi infilare. 
Sì, creo risse per professione.

venerdì 24 febbraio 2017

Stella - Sergio Bambarén

Ho letto Stella di Sergio Bambarén e tutto quello che avrei da dire su questo libro probabilmente potrebbe tranquillamente esaurirsi a questo punto. Ho letto Stella di Sergio Bambarén e non so neanch'io come e perchè. O meglio, in parte lo so. Ne ho sentito parlare, non ho capito più niente all'idea di essermelo trovato immediatamente davanti agli occhi e ho iniziato a leggerlo. A suo favere l'essere un libro particolarmente smilzo, poche pagine, scritte grandi, una favola semplice che non richiede molto impegno. Però, adocchiando il genere, non capisco come possa essere finito tra le mie letture in maniera così rapida ed indolore. 
Stella, la protagonista, è una giovane pennuta, particolarmente brutta. Nasce nell'Eden ed è solita interrogarsi su vita, morte, paradiso ed inferno. Alla domanda sul perchè nel regno dei cieli lei sia dovuta nascere dall'aspetto tanto bizzarro ed insolito, Dio le risponde che in serbo per lei, scritto nel suo destino, vi sia una missione molto più importante di qualunque importanza possa mai avere il suo aspetto fisico. 
Stella viene quindi mandata sulla Terra e con le sue piccole e malandate alucce compie, insieme ai re magi, tutto il percorso sulla scia della stella cometa che la condurrà nella stalla nella notte della natività. Giusto il tempo di veder sgravare la Vergine, Stella si rimette in volo... ma è lì che si compie il suo destino. Tutte le sue piume variopinte improvvisamente assumono un senso, cadendo ad una ad una e formando uno dei più spettacolari fenomeni della natura: l'arcobaleno. 
E fin qui tutto bene. Insomma, letta così questa storia non pare neanche tanto male, se ne possono trarre degli spunti interessanti. Rileggendo le mie stesse parole mi sono fermata un attimo a domandarmi com'è che, seriamente, a metà lettura (che non impegna più di un'oretta in tutto, sia chiaro) ho pensato di mollare il colpo e regalare il libro per sempre? La bontà indiscussa di Dio, la fiducia nel regno dei cieli e le parabole piazzate qua e là ogni volta che Stella, nel corso del suo viaggio si è trovata ad incontrare le specie che popolano la Terra: il topo di città depresso, lo scoiattolo impiccione, i gabbiani vanesi... tutti sono viziati, tutti sono corrotti dal sistema, tutti hanno qualcosa che adrebbe corretto, tranne Stella, che è produzione divina. Neanche fossimo a casa Camden.

martedì 21 febbraio 2017

Sei solo la copia di mille riassunti

Qualcuno si lamenta di quanto la giustizia sia lenta.... ma la giustizia è lenta e oggi vi spiego il perchè. Almeno un po'.
Questo è il racconto di come è stato possibile perdere una mattinata (di lavoro) solo per farsi fare la copia di una CTU.Alla base vi è il problema che la CTU è stata depositata su DVD, onde evitare di sommergere l'intero Tribunale di carta e per aggirare il temibile ostacolo della capienza massima della busta telematica.
Tre DVD temerariamente depositati dall'indomito CTU il quale non ha valutato l'opportunità di predisporne una copia per ogni parte in causa facendo scivolare il cancelliere spaurito nello sconforto. E ora?
La proposta dell'intrepido utente è parsa audace: me ne fate voi una copia? Giammai, vado a parlare con il mio collega.
Il consesso dei sapienti ha sciolto a breve la riserva: quella era proprio l'opzione piú praticabile e piú sensata. Solo che lo sprovveduto utente avrebbe dovuto fornire di sua sponte la fornitura essenziale: tre DVD vergini sigillati singolarmente. La gita dal fornitore più vicino è stata necessaria.
Compiuto tale primo adempimento è giunto il momento del secondo ed ancor piú fondamentale: raggiungere l'unico cancelliere a disposizione in grado di masterizzare in disco. Gli altri non avrebbero neanche saputo da che parte incominciare e la proposta di lasciare all'intrepido utente un computer perchè si sbrigasse e se la sbrogliasse ha lasciato tutti molto divertiti, ma non era una battuta. Il cancelliere dotato della scienza indotta era, inevitabilmente, oberato di lavoro, meglio tornare tra una mezzoretta.
Una mezzoretta dopo la verità è parsa inevitabile: per sbrigarsi è anche necessaria una macchina che svolga il proprio lavoro ad una velocità accettabile, altrimenti si resta tutti lì a guardare la rotella che gira e il tempo che passa con grande nostalgia per i tempi in cui c'era la clessidra che si riempiva man mano che la macchina lavorava. Ripassi più tardi per cortesia.
Chi va piano va sano e va lontano e se sono state necessarie ore perchè il nostro intrepido utente sia riuscito ad entrare in possesso della preziosa documentazione probabilmente si dovrà concludere questa storia osservando che la giustizia è fin troppo veloce, per i mezzi che ha a disposizione.

sabato 18 febbraio 2017

Mai stati uniti

C'è Ambra, in arte Angela, (ex) segretaria nevrastenica, c'è Ricky Memphis che nei nostri cuori rimarrà per sempre Mauro Belli, clown fallito e fallimentare, c'è Vincenzo Salemme, in arte Antonio, cameriere squattrinato, c'è Giovanni Vernia, in arte Michele, disperato per professione e c'è anche Anna Foglietta alla quale qualunque cosa facciano fare le riesce bene ma della quale se ne stanno un po' tutti approfittando. In sostanza: un gruppo di gente male assortita che peggio di così non si può. 
Il pretesto per metterli tutti insieme in un fantomatico viaggio negli stati uniti, che per la cronaca ha smesso di esser figo dai tempi di Vacanze in America, è presto detto: un fantomatico uomo del mistero ha dichiarato la loro paternità in testamento, per potersi dividere la ricchissima eredità devono andare sin negli stati uniti per spargere le sue ceneri secondo la sua ultima vololtà. Un film di una banalità sconcertante con escamotage comici figli dei peggiori film di Boldi. Vedi, per esempio, l'asciugamano sparito di Vernia uscito nudo dalla doccia dell'albergo e costretto a rientrare così nella sua stanza. 
Perchè nessuno di loro faccia due domande due ai loro legittimi padri non è chiaro però, effettivamente, partono tutti per gli Stati Uniti. Mauro Belli porta con se anche il figlio, anche se questo non ha senso perchè il bambino in tutta questa storia non ha un ruolo e i dialoghi padre-figlio vanno ben a di là del confine con il realismo. Vernia, uscito dal personaggio di Zelig, decisamente non ci sa fare e, se lo lasci dire, fare le faccine e le faccine non è recitare. Di Ambra fino a due giorni fa avrei detto che ormai è una certezza, ma che questo film abbia fatto schifo anche a lei è davanti agli occhi di tutti, perchè è seriamente imbarazzante. 
Io ancora mi sto domandando che fine ha fatto quel millantato senso di famiglia ritrovata, che al cui all'inizio qualcuno ha pure accennato, se per tutto il viaggio del padre non si è neanche parlato? Vogliamo dare un senso al viaggio? Qualcosa che sia un po' più interessante delle solite gaffe da italiano ignorante all'estero, che non capisce la lingua e prende fischi per fiaschi? 
La parte megliore: Maurizio Mattioli che nel ruolo di buzzurro arricchino è sempre una certezza.
La parte peggiore: la scelta musicale figlia del peggior Studio Aperto.
Fatevi un favore, risparmiatevi quest'ora e mezza della vostra vita e dedicatela a qualcosa di più interessante.

mercoledì 15 febbraio 2017

Piccole donne - Louisa May Alcott

In una (ex) grande famiglia americana martoriata dalla guerra di secessione, vivono quattro piccole donne. Meg, Jo, Beth e Amy hanno principalmente una cosa in comune: dei nomi orribili ridotti a vezzeggiativi neanche fossero protagoniste di un medico in famiglia. 
Dopo la partenza del padre per la guerra le quattro ragazze e mammina sono costrette a cavarsela da sole, in un mondo nel quale la decadenza della famiglia è davanti agli occhi di tutti, la perdita di decoro in società è la principale onta che si possa sopportare ed essere in età da marito senza un vero pretendente non è un rischio che ci si possa assumere a cuor leggero.
Insomma, erano altri tempi ed altre erano le usanze e, tra una vicenda e l'altra delle quattro protagoniste, l'autrice trova sempre il modo di infilarci qualche perla di moralità cristiana e bigotta spesso gratuita e, comunque, non richiesta. Posso assolutamente capire perchè era uso regalare e far leggere certa narrativa a tutte le buone ragazze di famiglia, perchè crescessero rispettabili e dai seri valori. Oggi non so più se sia una di quelle letture consigliate dalle zie zitelle, nel mio caso arrivarono altri romanzi dell'autrice ma non questo che sono finita a recuperarne la lettura alla vigilia dei trent'anni.  E' uno dei grandi classici della letteratura ed uno dei grandi romanzi di formazione, certamente merita di essere recuperato una volta nella vita.
Siamo sempre lì: probabilmente avvicinandocisi in pieda adolescenza avrei avuto un'altra impressione, magari mi sarei affezionata alle ragazze, o forse avrei trovato la lettura molto più noiosa. Con la maturità dei trenta posso certamente dire che non sia una lettura noisa, certamente non particolarmente avventurosa, anche se offre qualche colpo di scena. L'età mi ha reso particolarmente insopportabili i sermoni e mi porta a concentrare l'attenzione su altri dettagli. Per fare degli esempi. 
Il padre è partito per la guerra, pur essendo solo un cappellano o qualcosa del genere. In famiglia ne soffrono tutti, ma, soprattutto, rimangono tutti senza il becco di un quattrino. Pur di tirare avanti un po' più dignitosamente Meg e Jo interrompono gli studi e iniziano a lavorare, delle loro occupazioni ne parleranno spesso e la cosa rende molto onore alla categoria, in un mondo nel quale il lavoro fuori casa è prerogativa prettamente maschile. Di cosa facciano nella vita Beth e Amy, le più piccole, è chiaramente ancora un mistero, certamente non vanno a scuola e dopo la scena delle caramelle lo sappiamo tutti alla perfezione, per il resto... ok. 
Mentre Meg e Jo, che comunque sono poco più che adolescenti, lavorano la madre si occupa di volontariato... e posso anche capire che il volontariato di oggi non è il volontariato di fine ottocento ma, seriamente? 
Meg è quanto di più vacuo ed insopportabile si possa vedere sulla faccia della Terra e, lo so, che in realtà ciò che l'autrice avrebbe dovuto comunicarci è proprio esatto opposto. Meg è la sorella maggiore, quella già in età di debutto in società, quasi in età da marito. In questo caso è ancra più importante considerare la diversità dei tempi, Meg ha soli 17 anni, oggi diremmo che è poco più di una ragazza, certamente non una donna, ma all'epoca era diverso. E' normale che pensasse alla vita in società, al trucco, agli uomini e tutto quello che ne deriva. Il problema è che è vuota come un vaso da notte. Al suo fianco ha Jo, la sorella minore che ne ha da insegnare molte all'emancipazione femminile dei 150 anni che la hanno seguita, eppure il suo pensiero è rivolto costantemente all'impossibilità a partecipare a tutte serate eleganti che le spetterebbero se la famiglia navigasse in acque migliori. In quelle poche occasioni in cui le capita di partecipare si vergogna dei suoi abiti, dei suo poveri accessori, pone moltissima attenzione ai materiali con i quali i vestiti sono confezionati e lagna davanti ai guanti rovinati. Dulcis in fundo, qualcuno le fa uno scherzo, le lascia intendere che un certo signore possa essere interessato a chiederla per moglie e invece di reagire come sarebbe stato normale reagire con un ma chi è costui? finge di rifiutare la sola idea per poi accettare sommessamente. Perchè sì, alla fine non era uno scherzo, e ci lasciano intendere che l'uomo, che lei neanche conosce, sia molto più grande di lei ma, nel momento in cui si trova concretamente davanti alla domanda non sa dire di no. Ma solo perchè tutti in famiglia le hanno detto di rifiutare la proposta, altrimenti.

domenica 12 febbraio 2017

Matrimoni ed altri disastri

Ho come il sospetto che a Margherita Buy piaccia particolarmente recitare la parte della single di mezza età, con evidenti disturbi emotivi e paturnie accessorie. In matrimoni ed altri disastri, pur non essendo una delle pellicole più alte della sua carriera, l'ho vista infatti particolarmente a suo agio.
La trama in brevissimo è questa: la sorella più giovane di Margherita Buy, in arte Nanà, o Nenè, non importa, comunque è un nome cretino, ma in ogni caso è il diminutivo del suo vero nome, il che la riabilita un pochino, si deve sposare tra un mese: il matrimonio è in alto mare e si medita il rinvio visto l'imminente viaggio di lavoro della donna che renderebbe impossibile arrivare all'altare per tempo. 
Nanà, facciamo che il nome sia quello, ha una certa avversione per i matrimoni, li odia proprio da quando è stata abbandonata ad un passo dall'altare dall'uomo più importante della sua vita, quando questo ha deciso di farsi prete. Da allora è praticamente single e vive solo per le sue passioni: la letteratura, i libri, la poesia. Insieme ad un amica (Luciana Littizzetto) gestisce una piccola libreria nel centro di Firenze (che, per la cronaca, è il delizioso sfondo a tutta la questa storia) ed ha un insana passione per un autore e professore di letteratura, dal quale ha avuto il piacere di prendere delle lezioni di scrittura creativa, che vedera come fosse Dio. 
La famiglia, dalla quale si ritiene non particolarmente appoggiata e compresa nelle scelte di vita, le chiede di organizzare le nozze per la sorella... e non è in grado di rifiutare la proposta.
Durante il mese in cui la sorella resta lontana da casa ha quindi l'onere e l'onore di compiere tutte quelle scelte fondamentali per la buona riuscita del gran giorno, tutte inevitabilmente in compagnia del promesso sposo, del quale all'inizio non ha grande stima e considerazione ma che, andando avanti, conoscerà meglio e... vabbè. Non mi sembra che la stima aumenti. Questo Lui è Fabio Volo che, nel film, fa quello che gli riesce peggio: parlare inglese.
Si tratta di un mese inevitabilmente molto inteso, iniziato alla ricerca della conferma di un tradimento da parte del promesso sposo ma culminato con la rivelazione di una relazione durata anni della promessa sposa con un uomo molto più grande di lei, portata a conclusione proprio in vista del matrimonio, proprio durante quel presunto viaggio di lavoro. La rivelazione della rivelazioni sarà comunque l'identità dell'uomo: l'autore, professore dei sogni di Nanà, usata sino a quel momento solo per avvicinarsi alla sorella. 
Durante questo mese Nanà entrarà a conoscenza anche di un altro dei segreti più torbidi e radicati della sua famiglia: sua sorella non è figlia del suo stesso padre e la cosa arriverà ad inquietarla e tormentarla ancor più di quanto la questione turbi la sua stessa sorella, che poi dovrebbe essere l'unica legittimata a sentirsi defraudata della sua identità personale. L'idea di essere sempre stata all'oscuro di tutto la innervosisce ed inacidisce ancor di più, quasi a farle meditare di sabotare il gran giorno. 
Da un lato il senso di tradimento percepito dalla sua famiglia, dall'altro la conoscenza approfondita con Fabio Volo la rendono davvero perplessa in vista del gran giorno. Sua sorella non è chiaramente quell'anima candida e pura che credeva essere, Lui non è quell'essere superficiale e vacuo che credeva, nei suo confronti ha incominciato a sentire prima una vera simpatia, poi un attrazione fisica culminata alla vigilia del gran giorno, quando anche lui, certamente insospettito dalla gradevole vicinanza sentita in quei giorni, le si reca sotto le finestre di casa nel bel mezzo dei festeggiamenti per l'addio al celibato. 
Il film si era aperto con Nanà in lacrime al matrimonio della sorella, non è quindi un grande mistero per nessuno che alla fine, nonostante tutto, starà insieme alla sua famiglia. Quello che si poteva tuttavia sperare è che, dopo di tutto questo tormento, pur in forma di commedia perchè il film resta comunque leggero e divertente, ci fosse un finale che rendesse maggiormente dignità alla storia che, già di per sè non è che lasci tutti questi colpi di scena. 
Per quanto all'addio al celibato le cose si siano fermate un passo prima dell'innevitabile, dal punto di vista della sorella minore non sarebbe comunque una cosa che potrei mai tollerare nè da mio marito, nè tantomeno da mia sorella. Dal punto di vista della sorella maggiore la sia vita pare già essere costellata da abbastanza maiunagioia, perchè non offrire un lieto fine anche a lei? Al mai una gioia si aggiunge altro mai una gioia certamente dato anche solo dall'idea di essere stata attratta dal marito di sua sorella, non di certo un traguardo personale. L'unica ragione per cui la si sarebbe mai potuta tollerare e giustificare, tanto da un punto di vista, quanto dall'altro, è se romanticamente parlando, dietro ci fosse stato qualcosa in più, una sorta di strano percorso disegnato dal fato per giungere alla realizzazione del suo desiderio di famiglia. 
Quindi si torna al momento del matrimonio, Nanà è lì che piange e cosa rivelerà allo spettatore? Di aver rovinato la vita alla sorella? Di aver realizzato di essere innamorata di Fabio Volo? Di essere triste in memoria dell'ex che l'ha mollata sull'altrare? No, è commossa. Fabio Volo e consorte (per la cronaca, Francesca Inaudi, mi perdoni se non l'ho menzionata sino a questo momento) convolano a giuste nozze e fine.

giovedì 9 febbraio 2017

Viva l'Italia

Con Michele Placido, Raoul Bova, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini, Edoardo Leo e mezzo cast di Boris, si tratta di una di quelle pellicole Made in Italy che tenta di opporsi allo stereotipo del trash all'italiana tipico dei cinepanettoni, tentando di mettere insieme una commedia di qualità in grado di far ridere in maniera brillante. A questo fine arruolati per la causa un buon 50% degli attori di garanzia del genere. Probabilmente all'appello mancano solo Luca Argentero e Paola Cortellesi.
Detto questo partiamo dal presupposto iniziale della vicenda, uno dei peggiori stereotipi dell'italianità nel mondo, là dove vige il favoritismo, la raccomandazione è il principale criterio di scelta e gli altri sono costretti ad arrangiarsi. Tutti questi peccati capitali vengono incardinati in un solo individuo, o principalmente in lui, Michele Placido. O meglio: l'onorevole Spagnolo, al potere da una vita, in grado di estendere la sua influenza in moltissimi ambiti della società, trasversali tra di loro, come presto verranno a capire anche i suoi figli.
Ambra Angiolini, Raolu Bova e Alessandro Gassman sono tre fratelli che più diversi di così non si può, allontanati dalla vita, tornati ad avvicinarsi e volersi bene a causa della malattia del padre. Nulla di realmente invalidante: dopo un ictus una parte del suo cervello ha smesso di rispondere agli stimoli, tutto quello che gli frulla per la testa esce direttamente dalla bocca, senza più filtri, senza più inibizioni. Non è più in grado di mentire e tutto ciò che ha sempre tenuto nascosto, infangato e occultato quale vero e proprio stile di vita improvvisamente viene a galla, compromettendo quella che è la sua immagine pubblica, rischiando di compromettere la sua intera carriera. E quella di tutti gli altri che lo circondano. Unica soluzione trovata è quella di accudirlo personalmente, senza intermediari e senza l'appoggio della moglie, compagna di vita, specchietto per le allodole di una certa morale cattolica propagandata in pubblico dietro alla quale si sono nascosti anni di tradimenti ed adulteri.
Ambra è un'attrice, una di quelle proprio ma proprio cagne, come direbbe il maestro Renè Ferretti, con fastidiosissimi ed evidentissimi difetti di dizione, in grado di lavorare nella fiction italiana ed in ambito pubblicitario solo grazie alle telefonatine del padre. 
Raoul Bova è un medico, una di quelle persone che si è sempre voluta allontanare dalla famiglia e da quello che rappresentava, ambendo a farcela con le proprie forze, preferendo lavorare in un piccolo ospedale bistrattato piuttosto che nella grande clinica di pregio nella quale avrebbe potuto essere inserito senza difficoltà. E' uno che crede nei suoi principi ed è certo di aver portato tutto avanti solo e soltando grazie alla forza di volontà, disprezzando quelli che sono disposti a cedere a compromessi: purtroppo la demenza del padre gli rivelerà delle amare verità, perchè il padre, direttamente o indirettamente, è stato in grado di arrivare là dove non si sarebbe immaginato, rendendolo, di fatto, non più pulito di tanti altri.
Alessandro Gassman chiaramente ha delle bollette da pagare, l'attore intendo, non il personaggio, perchè altrimenti come finisca in certi film per me è un mistero. Il suo personaggio è quello di un amministratore delegato di una grande società che si occupa della distrbuzione di alimenti negli ospedali e che, per questo motivo, in qualche modo è collegato anch'egli all'attività del fratello nel piccolo ospedale sfigatello dove lavora Raoul Bova. Sulla carta è un uomo che non ha da chiedere altro dalla vita: una carriera, una famiglia: una bella casa, una moglie un figlio, modello mulino bianco. Nella realtà all'interno di quella casa si odiano tutti, il figlio rapper ostenta al mondo l'inettitudine del padre, la moglie gli mette le corna ed anche a lavoro, una volta affievolita l'ombra del padre le prospettive di carriera hanno incominciato ad assottigliarsi. Insomma: la sua vita è un disastro ed il motivo principale per cui è così tanto un disastro è la sua incapacità ad inquadrarla come tale, a vedere la realtà dei fatti un palmo più in là del suo naso. Ad aiutarlo in tal senso incontrerà una donna, una delle ultime ruote dell'ingranaggio dell'azienda, addetta alle pulizie o poco più in là, una persona alla quale qualche tempo prima non avrebbe neanche rivolto la parola, una persona della quale non si sarebbe neanche accordo, della quale si innamora una volta rimosse quelle grosse grasse fette di prosciutto che porta sugli occhi.
Grosse fette di prosciutto dagli occhi, in fondo, sono quelle che si sono dovuti togliere un po' tutti dagli occhi, qualcuno si è arreso all'evidenza che è così che le cose sono destinate ad andare, qualcuno ha accettato le conseguenze disastrose di un cambio di rotta. Anche il padre, Michele Placido, alla fine deciderà di andarsi a costituire, raccontare alle autorità quello che nella vita ha fatto e quello che si stava per portare nella tomba, accettando comunque l'idea del cambiamento con la consapevolezza che comunque "il sistema" non è semplicemente il modo in cui vanno le cose, ma qualcosa di sbagliato. Qualcosa che è reato. Una piccola morale alla storia sulla quale, tuttavia, non è il caso di soffermarcisi più di tanto. Non è tratta di un film di denuncia, non era nelle sue intenzioni ed è sbagliato andare a cercarci qualcosa in più di quanto non sia. Comunque una commedia.

lunedì 6 febbraio 2017

E' una vita che ti aspetto - Fabio Volo

Parliamone seriamente: io ho una strana ed insana ossessione per i libri di questa edizione di Fabio Volo. Ogni volta che li vedo il libreria mi metto in uno stato di serenità che non è facile descrivere a parole, quasi surreale. Ed il motivo per cui ho iniziato a collezionarli è esattamente questi. Vederli lì, in libreria, cromaticamente ordinati... roba che mette un brivido. C'è anche una questione tattile: dalla foto non si capisce ed è altrettanto difficile da spiegare ma la carta con cui sono fatte queste copertine è gommosa, ti invogliano proprio a tenerli in mano. Ditemi che Mondadori non ha riservato questo trattamento solo a Fabio Volo perchè, seriamente, io tornerei anche a comprare libri. 
Invece no: breve premessa. Anche questo libro non è stato acquistato da me. Giuro di non averlo rubato, quindi tutto legale posso ritenermi in regola con la coscienza e con il fisco, andiamo avanti, era solo per dire che io i miei soldi per questa roba non li spendo. 
Posto che il primo motivo per cui questo libro è entrato in casa mia è la copertina, giunse un momento random della mia vita in cui mi sono anche ritrovata, addirittura, nella situazione di aprirlo e volerlo leggere. Non posso negarlo: questo libro mi ha delusa. Speravo seriamente fosse qualcosa di abbastanza trash da distrarmi da quello che mi stava frullando per la mente. E' andata a finire che, invece, si è rivelato solo un libro bruttino. Tranne, giusto, quella perla iniziale del "Mi chiamo Francesco, ma tutti da sempre mi chiamano Checco".
Protagonista quindi è Checco, ma forse anche no. Protagonista è lo stesso Fabio Volo, sotto falso nome, o forse è quello che vuol far credere di essere (stato) nella fase della sua vita pre nascita dei pargoli, tanto che ad un certo punto l'io narrante - scrivente finisce per rivolgersi direttamente al lettore ... ma ... what?! 
Una volta presa familiarità con lo stile di scrittura di Fabio Volo, il libro non è neanche scritto male, ciò che proprio non quadra è l'autoesaltazione del protagonista che tenta di travolgere il lettore nelle proprie turbe mentali, pretendendo una certa tortuosità interiore fine a se stessa, nella quale dovremmo immedesimarci ma che invece... NOPE
Divertente è il punto in cui, a pagina 150, o giù di là, si mette pure a fare il riassunto di quanto visto sino a quel momento. C'eravamo anche noi, sai? Non è necessario che ci racconti tutto da capo un'altra volta. Soprattutto quando sino a quel momento non è successo assolutamente niente. Il fatto è questo: Fabio, ovvero Checco, è giunto sulla mezza età è si è fermato un po' a riflettere. La vita non lo fa impazziere, la sua di vita, intendo. L'unico amico che si ritrova sulla faccia della Terra lo sta abbandonando per andare a lavorare dall'altro capo del mondo... e lui non abbandonerebbe mai niente e nessuno per il suo lavoro, perchè anche quello gli fa schifo. La sua vita non ha la qualità che avrebbe voluto quando era più giovane, non riesce a smettere di fumare, conoscere persone con cui valga la pena trascorrere del tempo, e via così... solo che rimuginando rimuginando non si arriva da nessuna parte. 
Non è che io mi aspetti che tutti i libri siano d'avventura, che lascino grande spazio all'intraprendenza del protagonistra e mi appassionino in ogni pagina, esistono grandi opere di introspezione personale, però lungo il cammino è necessario fare dei passi in avanti, è necessaria una certa evoluzione del personaggio che porti alla sua maturazione, che lo conduca sulla strada "giusta". Chi può dire quale strada sia giusta è quale è sbagliata? L'importante è giungere al percorso che ci si è prefissati.
Ah, ma l'ho detto che a Checco la madre ha insegnato a fare il pane da piccolo e, ora, in preda alla crisi di mezza età, ha preso part time al lavoro per lavorare in un forno alla notte? Sempre perchè il protagonista non è Fabio Volo in persona.
Comunque, morale della favola, per chi se lo stesse chiedendo, giunto alle ultime 6 pagine, il protagonista pare aver smesso di fumare da circa sei settimane, incontra una ragazza con la quale non va a letto al primo appuntamento, ma che ha voglia di conoscere meglio, e per la quale mette il deodorante in macchina.

sabato 21 gennaio 2017

Il marito in collegio - Guareschi

Tra i mai più senza della mia vita entra di diritto Guareschi. Durante lo scorso 2016 ho dato il via ad una lettura e rilettura di alcuni dei suoi romanzi, lasciati un po' troppo ad attendermi in libreria: da adesso in poi questa situazione di stallo non dovrà mai più verificarsi. Assolutamente. Questo è stato il turno di una rilettura, molto molto piacevole. Il marito in collegio è una di quei romanzi sulla scia de il destino si chiama Clotilde, surreale, divertente, di puro intrattenimento. Un vero capolavoro. 
Protagonista della sfortunata vicenda è Camillo Debrai, un umile intagliatore entrato per sventura nelle grazie di Carlotta Wonder e dell'intera famiglia Madellis. 
La famiglia Madellis, di origine nobilissima e prestigiosa, a causa di una serie di intricatissime vicende ereditarie si ritrova davanti alla necessità di maritare la più giovane delle sue figlie entro 48 ore. Data l'urgenza e l'impellenza della situazione, Carlotta ha passato al vaglio tutti i suoi pretendenti ma nessuno era realmente in grado di soddisfare i gusti dello zio Casimiro. Quando la situazione è giunta sino al punto di non ritorno, Carlotta dalla sua finestra ha modo di scorgere Camillo, la cui bottega confinava fatalmente con casa Madellis. 
A Camillo la signorina Carlotta non era affatto indifferente, in più di un'occasione si era ritrovato a scorgerla dalla finestra e tutte le mattine, infatuato come un ragazzino, era solito lanciarle dalla finestra un mazzolino di fiori, senza che lei, peraltro, si interrogasse mai sull'orgine dell'omaggio. Per questo motivo, nel momento in cui è stata chiesta la sua disponibilità a maritarsi nel giro di poche ore ha avuto serie difficoltà a rifiutarsi. Tuttavia, una volta concluso l'affare, è stata la famiglia di Lei ad avere serie difficoltà ad accettarlo temendo seriamente che tutta questa vicenda potesse compromettere l'immagine della famiglia. In un primo momento tentano di segregarlo nelle sue stanze, poi lo spediscono in Svizzera, in un collegio privato nel quale potesse imparare le regole di base per stare in società. Da questo momento in poi è tutto un susseguirsi di vicende buffe e situazioni paradossali una dietro l'altra, tutto questo ovviamente condito dall'irresistibile stile di Giovannino Guareschi.

giovedì 19 gennaio 2017

Chicago Fire - Crossover n. 4

Chicago Fire 5x09 - Chicago PD 4x09
Intorno al mid season finale di Chicago Fire, Kelly è stato praticamente costretto a donare il midollo osseo da Clarke, il mediconzo - ex pompiere che già tutti odiamo in Chicago Med per essere quello sbucato dal nulla che ha fregato il posto a Will nel cuoricino malpreso di Natalie. Si aggiunga che Clarke era il migliore amico del marito morto di lei e la frittata è fatta. In ogni caso, non siamo qua per questo. 
All'inizio Kelly preferirebbe darsi all'ippica ma qualcuno gli promette delle ferie ben retribuite dalla mutua, così si appassiona alla vicenda. Glielo sconsigliano, ma si reca anche in ospedale a conoscere la ricevente e tutta la sua famiglia, sembra quasi innamorarsene ma, quando gli dicono che la donazione non può più essere fatta, se la prende a male. Ecco perchè glielo sconsigliavano, mica scemi questi medici.
Beve fino a sfondarsi e perde la memoria: tra l'uno e l'altro evento c'è un incidente d'auto nel quale c'è scappato il morto. Pare il momento buono per chiamare l'intelligence. 
Mentre i pompieri ravanano tra i rottami dell'auto di Severide, lui sfatto, e con la fronte ferita a sangue, è sverso sul divano di casa. Qualcuno gli domanda come sia arrivato sin lì: mistero. Nel dubbio lo sbattono dentro, che non si sa mai. 
Ovviamente la nostra cara intelligence, dalla quale partono tutti un filo prevenuti, lavora sino allo sfinimento pur di salvare il nostro eroe, che ormai per primo pare aver perso la fiducia in sè stesso e nella propria memoria, vittima di un grande complotto ordito da una potentissima banda... di ladri d'auto. What?!

martedì 17 gennaio 2017

domenica 15 gennaio 2017

Love

Love racconta la storia di due persone brutte.
Non facciamo i funti moralisti: quante volte i protagonisti di una commedia romantica non sono persone di bell'aspetto? A meno che non si vogliano prendere in considerazione per "stereotipare" la loro situazione. Vedi ad esempio la persona molto molto grassa, o molto molto bassa, o, se è molto fortunata, la persona che è molto grassa e molto bassa. E' davvero difficile trovare qualcuno semplicemente in sovrappeso, non è solo un po' rotondetta, o è magra o è obesa, senza via di mezzo. Il 99% delle volte, comunque, è la migliore amica, la vicina di casa, la collega della protagonista (declinata al femminile in quanto persona), non è lei veramente la protagonista della scena e, normalmente, viene piazzata in mezzo ad una situazione amorosa giusto a dimostrare che il sole esiste per tutti. Comunque sia quella a cui offrono da bere al bar, quella che rimorchia ad ogni occasione o quella che trova l'amore, turbolento, per cui combattere, indistruttibile, forse mitologico, della vita, è sempre lamigliore amica, vicina di casa, collega figa di turno, fateci caso.
In Love la situazione è diversa, i due protagonisti già dal punto di vista estetico non rientrano proprio nello stereotipo. Lei, Mickey, è semplicemente un casino:  passa da un vizio all'altro, è in costante squilibrio etico e morale, vive uno stile di vita sdregolato così come sdregolate sono le sue conoscenze e le sue frequentazioni. Lui, Gus, è un tipo goffo e sfigatello, lavora ad holliwood, ma sul set di una serie televisiva di dubbia qualità. All'interno della stessa, comunque, non ha neanche un vero ruolo: è l'insegnante destinato all'insegnamento privato delle baby star, viziate ed incostanti, con il piccolo sogno nel cassetto di riuscire, un giorno, forse, ad essere l'autore di uno degli episodi. 
I due si sono conosciuti, all'apice di una notte folle, in un negozio di alimentari: lei vuole un caffè, ma ha dimenticato il portafoglio, lui si offre di pagarglielo prima che l'uomo dietro al bancone chiami la polizia. Gus esce da una relazione che lo ha rigettato nello sconforto di un appartamento triste e un frigorifero vuoto: si lascia trascinare dalla follia di Mickey per l'intera giornata. Ne esce innamorato cotto, lei maggiormente concentrata sul proprio ego, non capisce niente fino, ovviamente, al momento in cui interverrà la gelosia. Eppure, in Love, non tutto sembra puntare direttamente all'happy ending.

venerdì 13 gennaio 2017

Sacrè Bleu - Christopher Moore

Francia, estate del 1890: Vincent Van Gogh muore a seguito di un colpo d'arma da fuoco. Da tale dettaglio storicamente non del tutto inventato ma, quantomeno alterato nella sua percezione, prende il via la vicenda che sta dietro al sacrè bleu, una tonalità dalle proprietà inaspettate.
Siamo in un'epoca di grande arte e di grandi artisti, grandi ispirazioni, tecniche ed opinioni divergenti, con continua mutazione ed in continua evoluzione, teorie del colore ... ed un filo di realtà terrena. Quella realtà per cui, in tempo di carestia, il pane viene fatto con una buona percentuale di segatura, la pasta fresca viene riempita con la carne di topo e gli artisti, radunati a Parigi da metà Europa, sono in realtà destinati a morire di fame. 
Avete mai fatto caso a quanto poco blu esista in natura? Il mare ed il gielo sembrerebbero smentire la teoria ma non sono realmente blu, appaiono tali al nostro occhio ma non è blu la materia di cui sono composti. Per tale motivo tanto più difficile è il processo per estrarre il colore, tanto più raro e prezioso è il suo utilizzo, anche a livello artistico, tradizionalmente utilizzato ad ornamento della divinità. Da qua l'aggettivo sacrè, piazzato al posto giusto per donare al colore stesso, al colore puro, il giusto livello di dignità individuale. In questo scenario trova quindi un proprio spazio un individuo misterioso ed intrigante, Il Colorista, sempre al posto giusto al momento giusto per vendere i propri colori agli artisti locali e capace di fornire loro l'originalissimo sacrè bleu, mica uno di quei falsi prussiani. Al suo fianco è sempre presente una donna misteriosa, bella, affascinante e maliziosa, molto più sveglia ed esuberante di molte altre donne, appassionata d'arte ... e di artisti ... anch'ella portatrice di un grande segreto e rivelatrice di un grande mistero.
Essere un'artista non è una professione redditizia nell'epoca storica e nel paese in cui vi sono molti più artisti di quanti siano effettivamente gli individui interessati ad acquistare arte. Anzi, per qualcuno non è prpprio una professione, quantomeno quella principale: è così che conosciamo Lucien, il panettiere da generazioni di Montmartre, da sempre appassionato e forte sostenitore degli artisti locali. Insieme a lui, per scoprire chi (o cosa!) ha ucciso Vincent Van Gogh, ci sono Henri Toulouse, Manet, Renoir, Gauguin ed anche Oscar Wilde di passaggio, fattosi ispirare, a sua volta, da tutta questa storia del quadro in grado di fornire la vita eterna.  Di ognuno di essi, sempre in quell'ottica di grande realismo, dobbiamo presto accettare che dietro all'apparenza ed all'immagine di grandi artisti, tradizionalmente giunti sino ai nostri tempi e ai quali siamo esclusivamente abituati a pensare, ci sono degli uomini, degli esseri umani composti dai loro vizi e dalle loro virtù, caratterizzati dalle loro trasgressioni e dominati dai loro impulsi. Dietro ad ogni grande uomo, inevitabilmente, è sempre presente una grande donna. L'unica in grado di renderli ciò per cui la storia li ricorderà in eterno.

mercoledì 11 gennaio 2017

Passerotto non andare via



30 dic 2016
Dite quello che volete, ma Gigi D'Alessio in concerto a capodanno è il modo migliore per chiudere questo 2016 di merda.

io: "Il 2017 sarà l'anno della svolta per la mia vita" il 2017: AHAHAHAHAH la svolta: AHAHAHAHAHAH la vita: AHAHAHAHAHAHAHAH

Si sta come Rosberg alla vigilia del Gp di Abu Dhabi. D'autunno. E le foglie.

il bullismo di Mentana nei confronti della pubblicità è l'unica vera lotta al capitalismo rimasta.

Avete salvato la . Bravi tutti. Adesso però leggetela.

FormulaHumour ha ritwittato Stella Bruno
La VERA vincitrice del Mondiale. Senza di lei, staremmo celebrando Hamilton. Semplicemente,

Stavo per... state of mind.

Su si discute se esisto o no, ma questa è roba medievale. Oggi la domanda è: Dio contiene olio di palma?

Uno stronzo come questo non si vedeva dai tempi di Ken Falco

Ferraristi, al mio segnale scatenate l'inferno

... e fu sulla granulometria dell'asfalto che anche a questo GP tolsi l'audio

Che poi si vede che a Verstappen hanno dato troppe poche sberle da piccolo

My newest horror story: Once upon a time there was a man named Donald Trump, and he ran for president. Some people wanted him to win.

Ma che senso hanno gli auguri di se non si festeggia nulla a parte il caldo?

per genè la Ferrari è fortissima ho l'impressione che ci prenda in giro..

lunedì 9 gennaio 2017

Impastor - seconda stagione

Impastor - prima stagione
Mentre la polizia lo porta dentro, Buddy non riesce a far niente di meglio che mentire anche a loro, fargli credere di essere agente dell'FBI per spiegare tutto quello che non torna sulla sua condotta da quanto è presente in città e... wow! Questi gli credono anche.
L'unica cosa di cui hanno bisogno per tenere al segreto la sua identità sotto copertura è la cattura del cattivono di città, giusto fino alla campagna per far fuori il pastorello. Il problema sorge effettivamente solo nel momento in cui il cattivone cattura il pastorello e minaccia di fargli saltare la testa... eppure qualcuno la fa saltare prima a lui! Ma qualcuno chi?
I bravi poliziotti di provincia, tra un flirt con Dora e l'altro, arrivano troppo tardi per salvare la pelle a Buddy e credono sia stato lui a far fuori Damien-il-cattivone. Per non rovinargli la carriera Buddy "concede loro" di sotterrare il corpo e non far menzione della loro incapacità sul verbale... ma l'angelo custode chi è? E dov'è finito? Ma soprattutto: cosa sa su di lui?
Nel frattempo, in città, arriva un altro cattivone, giunto per smascherare Buddy e per aggiungersi ai cattivoni che sono già presenti, anche se uno, in effetti, è appena finito sotto terra. Il secondo problema della stagione sorge quando le varie vicende di cattivoni di città iniziano ad incrociarsi tra di loro e, per risolvere i problemi degli uni, è necessario metterci di mezzo gli orologi degli altri, nella speranza che tra cattivoni si facciano fuori a vicenda. 
In ogni caso non è un problema tanto quanto quanto quello che si palesa davanti agli occhi di Buddy quando il vescovo in persona gli bussa alla porta di casa per offrirgli una promozione: lui intende ritirarsi, è prossimo alla pensione e ritiene che proprio Buddy, con i suoi metodi poco ortodossi, possa essere il giusto sostituto. Poi Dora tira un bestemmione in chiesa ed ecco che ogni suo sogno di gloria va in fumo. Perchè sì, per un solo istante abbiamo pensato che uscire dalla parrocchia per andare a fare l'impostore su larga scala fosse una buona idea. 
Torniamo quindi alla situazione cattivoni, archiviati tanto i suoi quanto quelli di Alexa, finalmente riescono a prendere piede le reciproche attrazioni con la bella contabile. Certo, ci sarebbe quel piccolo dettaglio che Buddy, agli occhi del mondo, è un pastore omosessuale, ma qualche dubbio esistenziale non lo vogliamo offrire pure a lui? Alexa, comunque, incomincia a non essere troppo soddisfatta della necessità di dover tenere segreta la loro relazione... e nel momento in cui veniamo a scoprire che il famoso angelo custode uscito dal nulla di cui sopra era proprio lei un paio di domande ce le saremmo anche dovute iniziare a porre. Eppure no.
Proprio per questo motivo il finale riesce ad essere ancora più spietato. Non solo perchè Alexa, di suo pugno, fa fuori l'ex marito spuntato dal passato, non solo tenta di dare la colpa a Buddy, poco prima di decidere di far  fuori anche lui, ma proprio perchè alla storia della povera pecorella smarrita, fuggita da un passato burrascoso e pronta ad ammaliare tutti al solo battito dei suoi occhioni ci avevamo creduto tutti. Non solo Buddy, pronto a rinunciare tutto per lei. Alexa è proprio diabolica dentro. 
Ancora più diabolico, infine, è chi si è progettato un finale del genere... certo che la terza stagione non s'abbia da fare. Ma stiamo scherzando?